fbpx
Tel. 049 8170652 - Cell. 373 8389769 info@coopimpronta.com

(Liberamente tradotto dalla sezione “Cosas Bonitas” del quotidiano spagnolo “El País”)

Strategia ideata da una professoressa di matematica in Florida.

Questa docente conosce una tecnica molto utile per combattere il bullismo a scuola, e molti maestri la stanno utilizzando.

La prima volta che questa tecnica per lottare contro il bullismo venne pubblicata era il 30 gennaio 2014, in un blog di una scrittrice statunitense che raccontava di un dialogo con la professoressa di matematica di suo figlio Chase, allora alunno di 5 elementare.

Ogni venerdì pomeriggio la professoressa di Chase chiede ai suoi studenti che scrivano su un foglio i nomi di quattro bambini con cui gli piacerebbe sedersi la settimana successiva. I   bambini sanno che questi desideri possono avverarsi come no. Chiede anche agli studenti   che dicano il nome di un compagno che si è comportato in maniera eccezionale. Tutte le votazioni vengono consegnate in modo anonimo.

E tutti i venerdì pomeriggio, dopo che i suoi alunni se ne sono andati a casa, la professoressa di Chase analizza questi foglietti scritti dai suoi studenti. Ricerca dei dati.

Che nome non vuole nessuno?

Chi non sa con chi si vuole sedere?

Chi non riceve l’attenzione sufficiente per essere votato?

Chi aveva “mille” amici la settimana scorsa e nessuno questa?

Quello che realmente voleva questa professoressa era “identificare i bambini solitari, cercare gli alunni che hanno difficoltà a relazionarsi con i loro compagni”. In definitiva… sapere chi viene emarginato e chi emargina gli altri.

La professoressa di matematica ha iniziato ad adottare questa tecnica nel 1999, quando due studenti uccisero 13 persone a Colombine, e da allora ogni venerdì pomeriggio richiede queste informazioni ai suoi studenti.

La blogger non diede il nome della professoressa, ma la sua storia venne condivisa 4 milioni di volte in 4 giorni, e così venne perfino intervistata dalla NBC.

Kathy Pitt, oggi il suo nome lo conosciamo, spiegò in questa intervista che i nomi che apparivano meno erano quelli dei bambini che vengono lasciati più in disparte. Anche alcuni studenti parlarono con la NBC e assicurarono che grazie a questa iniziativa riuscivano ad andare molto più d’accordo tra loro.

Vi abbiamo proposto questo articolo perché ci è sembrato interessante e molto utile riflettere su come i ragazzi vivono i rapporti a scuola: questo è un luogo di cui le famiglie a volte sanno poco, ma in cui si sviluppano le relazioni principali, le amicizie e le antipatie, gli amori e gli odi, in cui i ragazzi sviluppano i loro talenti o arrivano ad avere orrore per quanto stanno apprendendo. Come aiutare loro a vivere il più serenamente possibile tutto ciò?